Tutto l’orrore che si nasconde dietro il tuo prosciutto preferito, l’inchiesta europea che sbatte in faccia le atrocità degli allevamenti di maiale (anche italiani)

Nota: Non sono un ipocrita, veramente ho rinunciato alla carne ben 12 anni fa. Il mio rispetto per la vita è per le creature viventi non ha mai avuto limiti. Mi auguro che un giorno cambierete anche voi… prima che sia troppo tardi!

Dan Iordache

Allontanate dai loro piccoli e rinchiuse per metà della loro vita in minuscole gabbie, dove muoversi è impossbile: è il triste destino riservato alle scrofe degli allevamenti europei. Una nuova inchiesta internazionale mostra il lato oscuro della produzione di prosciutto (fra cui quello Made in Italy)

L’esistenza delle scrofe prigioniere degli allevamenti intensivi è un vero inferno. A svelarcelo, ancora una volta, è una nuova inchiesta condotta sotto copertura dall’organizzazione no-profit Compassion in World Farming e pubblicata oggi dalla coalizione italiana End the Cage Age.

Le terrificanti immagini, che mostrano la sofferenza a cui sono sottoposte le scrofe e i loro piccoli, sono state girate in diversi stabilimenti che si trovano in Italiam Francia, Spagna e Polonia. E la carne dei maiali rinchiusi in questi allevamenti viene poi destinata alla produzione di prosciutto considerato d’eccellenza, fra qui quello di Parma e quello francese di Bayone. Affettati dal retrogusto amarissimo: quello della crudeltà.



L’esistenza infernale delle scrofe

I filmati realizzati sotto copertura sono un pugno allo stomaco e confermano che negli allevamenti in questione – di cui due italiani – il rispetto del benessere animale è soltanto un’utopia.

Qui le scrofe sono costrette a trascorrere metà della loro vita in minuscole gabbie in cui possono stare soltanto sulle zampe o sdraiate, senza poter compiere nessun altro movimento (neanche pochi passi avanti o indietro). In questo spazio angusto gli animali sviluppano comportamenti agressivi e soffrono di forte stress e fame cronica.

La video-inchiesta appena realizzata mostra:

  • le scrofe sofferenti e immobilizzate nelle piccole gabbie di metallo
  • condizioni igienico-sanitarie insufficienti: presenza di feci e urina all’interno dei box in cui sono rinchiuse le scrofe
  • la sofferenza delle scrofe che non possono stare con i loro piccoli a causa della separazione imposta dalle sbarre delle gabbie (attraverso le quali allattano i loro figli: una condizione disumana)
  • scrofe in preda a frustrazione e comportamenti agressivi (molti esemplari sono portati a mordere le sbarre e masticare a vuoto per via del forte stress a cui sono sottoposte)
Inseminazione artificiale.

Mettiamo al bando questa crudeltà disumana in Europa

Secondo quanto riferito da Compassion in World Farming, quelle documentate non sono situazioni eccezionali. Anzi, queste condizioni rappresentano una terribile realtà per l’85% delle scrofe nell’Unione europea, e in Italia addirittura per il 94%.

Per la colizione italiana si tratta dell’ennesima conferma che è necessaria una norma europea che metta fine al più presto all’orrore degli allevamenti in gabbia, causa di atroci sofferenze ogni anno per milioni di animali.

La scorsa estate la Commissione UE si è impegnata a eliminare gradualmente l’uso delle gabbie negli allevamenti europei tramite una normativa dedicata; un grande traguardo ottenuto grazie a 1,4 milioni di persone che hanno firmato l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) End the Cage Age. Ma la battaglia non è ancora vinta. Una volta presentata, la proposta legislativa dovrà essere valutata e approvata anche dal Consiglio dell’Unione europea, composto dai Ministri degli Stati membri. Per questo è fondamentale che l’Italia offra il pieno sostegno a questa causa.

Questa nuova video-inchiesta mette in luce la realtà della vita in gabbia per centinaia di migliaia di scrofe italiane che sono costrette a una vita di inimmaginabile miseria in gabbie minuscole. Non possono muoversi, nutrire adeguatamente i propri piccoli o esprimere comportamenti naturali, e sono così frustrate che sviluppano comportamenti anomali come il mordere le sbarre – commentano gli attivisti della coalizione End The Cage Age – È sconvolgente che queste condizioni non solo siano tipiche degli allevamenti di suini che riforniscono filiere di prodotti standard, ma anche di quelli che riforniscono marchi considerati d’eccellenza come il Prosciutto di Parma.

In Italia, stimiamo che il 94% delle scrofe viva in sistemi simili. Non possiamo pensare che questi animali debbano aspettare ancora: è ora che l’UE ponga fine per legge all’era delle gabbie. Chiediamo all’Italia di sostenere in sede europea il divieto delle gabbie, senza se e senza ma.

Fonte: https://www.greenme.it/

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